Quotes by Carlo Rovelli

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... siamo il riflesso dell'idea di noi che cogliamo nei nostri simili.
... raggruppiamo in una immagine unitaria l'insieme di processi che costituiscono quegli organismi viventi che sono gli "altri" esseri umani, perché la nostra vita è sociale e quindi interagiamo molto con essi, ed essi sono nodi di cause e effetti assai rilevanti per noi. Ci siamo formati un'idea di "essere umano" interagendo con i nostri simili. Io credo che venga da lì l'idea di noi stessi, non dall'introspezione.
La ragione arbitra fra istinti, ma usando gli istinti stessi come criteri primi di arbitraggio. Dà nome alle cose e alla sete, ci permette di aggirare ostacoli, di vedere cose nascoste. Ci permette di riconoscere strategie inefficaci, credenze errate, pregiudizi, e ne abbiamo innumerevoli. Si è sviluppata per aiutarci a capire quando le tracce che seguiamo, pensando ci conducano alle antilopi da cacciare, sono tracce sbagliate. Ma quello che ci porta non è la riflessione sulla vita: è la vita.
Siamo processi, accadimenti, compositi e limitati nello spazio e nel tempo.
Serve un'oscillazione per mettere in moto un meccanismo.
La possibilità di prevedere qualcosa del futuro migliora ovviamente le chance di sopravvivenza e quindi l'evoluzione ha selezionato queste strutture neurali, e noi ne siamo il risultato.
L'esperienza di pensarsi come soggetto non è un'esperienza primaria: è una complessa deduzione culturale, a valle di molti pensieri.
Solo dove c'è calore c'è distinzione tra passato e futuro. I pensieri si dipanano dal passato al futuro e non viceversa, e infatti pensare produce calore nella testa.
Siamo più complessi di quanto le nostre facoltà mentali siano in grado di afferrare. L'ipertrofia dei lobi frontali è grande, ci ha permesso di arrivare sulla luna, scoprire i buchi neri e riconoscerci cugini delle coccinelle; ma è ancora insufficiente a chiarire noi a noi stessi.
Ciascuno di noi è un processo complesso che riflette il mondo e ne elabora le informazioni in maniera strettamente integrata.
Il luogo di una cosa è ciò che sta intorno a quella cosa.
Forse l'emozione del tempo è precisamente ciò che per noi è il tempo.
Cos'è allora che ci porta veramente? E' difficile dirlo. Forse del tutto non lo sappiamo. Riconosciamo in noi motivazioni. Diamo nomi a queste motivazioni. Ne abbiamo tante. Alcune pensiamo di condividerle con molti animali. Altre solo con gli esseri umani. Altre ancora con gruppetti più piccoli a cui percepiamo di appartenere. Fame e sete, curiosità, bisogno di compagnia, voglia di amare, innamoramento, ricerca della felicità, bisogno di conquistarci una posizione nel mondo, di essere apprezzati, riconosciuti, amati, fedeltà, onore, amore di Dio, sete di giustizia, libertà, desiderio di conoscenza...
Quando non riusciamo a formulare un problema con precisione, spesso non è perché il problema sia profondo: è perché è un falso problema.
Il mondo è come un insieme di punti di vista in relazione gli uni con gli altri; "il mondo visto dal di fuori" è un nonsenso, perché non c'è un "fuori" dal mondo.
In larga misura, il cervello è un meccanismo che raccoglie memoria dl passato per usarla continuamente per predire il futuro.
Il nostro presente pullula di tracce del nostro passato. Noi siamo "storie" per noi stessi.
Non siamo in primo luogo esseri ragionevoli. Lo possiamo forse diventare, più o meno, in seconda istanza. In prima istanza siamo portati dalla sete di vivere, dalla fame, dal bisogno di amare, dall'istinto di trovare il nostro posto in una società umana... La seconda istanza non esiste neppure senza la prima.
I campi si manifestano in forma granulare: particelle elementari, fotoni e quanti di gravità, ovvero "quanti di spazio". Questi grani elementari non vivono immersi nello spazio: formano essi stessi lo spazio. Meglio: la spazialità del mondo è la rete delle loro interazioni. Non vivono nel tempo: interagiscono incessantemente gli uni con gli altri, anzi esistono solo in quanto termini di incessanti interazioni; e questo interagire "è" l'accadere del mondo: "è" la forma minima elementare del tempo, che non è né orientata, né organizzata in una linea, né in una geometria curva e liscia come quelle studiate da Einstein. E' un interagire reciproco dove i quanti si attualizzano nell'atto stesso di interagire, rispetto a ciò con cui interagiscono.
... il nostro pensiero non è solo preda della sua debolezza, lo è ancor più della sua stessa grammatica.
... il delirio [individuale] è una vasta attrezzatura di teatro, capace di organizzare il mondo, ed è difficile trovare argomenti per distinguerlo dai grandi deliri collettivi che sono il fondamento della nostra vita sociale e spirituale e della nostra comprensione del mondo.
Il mondo è fatto di eventi, non di cose.
... il mistero del tempo si interseca con il mistero della nostra identità personale, con il mistero della coscienza.
Lo spaziotempo è il campo gravitazionale.
Siamo memoria. Siamo nostalgia. Siamo anelito verso un futuro che non verrà.
Noi siamo per noi stessi in larga misura quello che vediamo e abbiamo visto di noi specchiato nei nostri amici, amori e nemici.
Ciascuno di noi è unitario perché riflette il mondo, perché ci siamo formati un'immagine di entità unitarie interagendo con i nostri simili, e perché è una prospettiva sul mondo unificata dalla memoria.
E' la memoria che salda i processi sparpagliati nel tempo di cui siamo costituiti.
Il tempo è la misura del cambiamento: se nulla cambia, non c'è tempo.
E a me sembra che la vita, questa breve vita, non sia che questo: il grido continuo di queste emozioni, che ci trascina, che proviamo talvolta a chiudere in un nome di Dio, in una fede politica, in un rito che ci rassicuri che tutto alla fine è in ordine, in un grande grandissimo amore, e il grido è bello e splendente. Talvolta è un dolore. Talvolta è un canto.
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