Aphorisms by Bruno Cancellieri on Sentimenti
Sentimenti

Recensione di Luigi Anepeta

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I sentimenti sono rotondi, i pensieri quadrati.
La capacità di gioire implica quella di soffrire.
Non saremo mai liberi finché avremo paura del dolore.
I sentimenti sono il capro espiatorio di ogni immoralità.
Tra ragione e sentimenti ci sono reciproche manipolazioni.
Nulla è certo tranne l'esistenza del piacere e del dolore.
Il ridere è causato dalla improvvisa diminuzione di una paura.
Siamo tutti diversamente razionali e diversamente sentimentali.
A volte ciò che non ci accade ci fa soffrire più di ciò che ci accade.
Chi ha la pelle dura non può capire chi ha la pelle delicata, e viceversa.
I sentimenti non sono la causa di un comportamento, ma l'espressione delle sue motivazioni o frustrazioni.
Purtroppo (o per fortuna) l'empatia è un sentimento (e una processo psichico) non universale, ma più o meno selettivo.
Attraverso il piacere e il dolore, la natura, ovvero il programma genetico della nostra specie, ci fa fare ciò che vuole.
Se ad una persona non dimostri i sentimenti che quella si aspetta o desidera da te, essa può pensare che tu sia incapace di provarli.
Noi tendiamo a condividere i sentimenti di amore e di odio delle persone che amiamo, e a non condividere quelli delle persone che odiamo.
Si è malinconici perché si hanno pensieri tristi o si hanno pensieri tristi perché si è malinconici? Forse sono vere entrambi i casi, in un perfetto circolo vizioso.
A cosa serve il dolore? A educare. È il modo in cui la natura, ovvero lo spirito della specie, costringe i propri funzionari a fare il loro dovere, punendoli quando non lo fanno.
Il motivo per cui una cosa ci piace o ci spiace potrebbe non aver nulla a che fare con la cosa in sé, ma con il suo contesto o con cose o persone con cui la cosa è stata associata.
Per me il mistero più grande è l'esistenza dei sentimenti, cioè del piacere e del dolore nelle loro svariate forme, e la loro funzione nella vita di ogni essere capace di godere e di soffrire.
Non ci sono soluzioni definitive per ottenere il piacere, perché esso è sempre temporaneo e provvisorio e va ricercato di nuovo ogni volta, meglio se in forme diverse, perché la ripetizione annoia.
È possibile controllare le proprie risposte emotive? Ovvero trovare il lato positivo in ciò che ci disturba e il lato negativo in ciò che ci attrae? Penso di sì, e credo che sia un esercizio utile per diventare più saggi.
Quando proviamo un piacere "mentale" non possiamo mai sapere con certezza quale sia la sua vera causa, perché ogni causa è conseguenza di un'altra causa e non tutte le cause sono consce. Lo stesso vale per il dolore "mentale".
In ogni cambiamento di definiscono tre stati: (1) prima del cambiamento, (2) durante il cambiamento, (3) dopo il cambiamento. In ognuno di tali stati si possono provare sentimenti (piacere e dolore) diversi rispetto a quelli che si provano negli altri stati.
Non dall'essere né dall'avere ricaviamo piaceri e dolori, ma dall'immaginare, dal fare, dal subire, dal ricordare cose che abbiamo bisogno di immaginare, di fare, di subire, di ricordare e dall'immaginare, fare, subire, ricordare cose che non possiamo sopportare.
Se uno dice: il signor x non ha tutti i torti, chi ascolta potrebbe tradurre la frase in: il signor x ha tutte le ragioni. Perché le risposte cognitivo-emotive (automatiche) non hanno il senso della misura. Per misurare, per calcolare, ci vuole consapevolezza, razionalità, riflessione.
Da quando nasce a quando muore, l'uomo non fa altro che cercare il modo di soffrire di meno e godere di più, in tutte le possibili forme del dolore e del piacere. Da tale bisogno derivano tutte le sue opere, attività, comportamenti, costumi, filosofie, gusti, arti, narrazioni, ragioni ecc.
Ci sono piaceri e dolori che dipendono da ciò che stiamo facendo o che ci sta succedendo al momento, e ci sono gioie e sofferenze attuali che dipendono da ciò che abbiamo fatto e non fatto, dato e non dato, ricevuto e non ricevuto nei giorni passati. Di conseguenza, ciò che avviene qui e adesso può avere un effetto piacevole o doloroso immediato, ma può averne anche uno nei giorni a venire e i due effetti potrebbero essere di segno opposto.
Secondo me, le scienze dell'uomo e della società dovrebbero partire dall'unica cosa certa per un essere umano: il suo "sentire" ovvero il dolore e il piacere. Questi sono causati da diversi fattori (materiali e/o immateriali) più o meno noti. Lo scopo principale del filosofo e dello psicologo dovrebbe essere dunque quello di individuare i fattori che causano (o prevengono) il dolore e il piacere, per alleviare il dolore e aumentare il piacere, nella misura del possibile. Se prescindiamo dai sentimenti, a mio parere, tutti i discorsi psicologici o filosofici diventano irrilevanti.
Suppongo che i sentimenti (piacere, dolore, gioia, sofferenza) abbiano un ruolo fondamentale nel funzionamento della vita, in quanto servono al corpo per indicare alla mente cosciente la valenza vitale di particolari percezioni o idee, ovvero in quale misura ogni cosa percepita e ogni idea o ipotesi di azione è associabile alla soddisfazione o alla frustrazione dei suoi bisogni in un rapporto di causa-effetto. Attraverso tali segnalazioni la mente si sviluppa e forma la sua struttura, ovvero essa programma la logica delle risposte comportamentali della persona alle diverse situazioni.
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